La Barbera spinge il Monferrato, che chiude i 2021 con un giro di affari di 400 milioni di euro

20 Ott 2021
Protagonista dell’ampelografia piemontese e della galassia produttiva di un territorio da 65 milioni di bottiglie e una storia condivisa con le Langhe

Oggi è il vitigno piemontese più diffuso e coltivato, con il Monferrato come territorio d’elezione, ma la Barbera è considerata una delle varietà più importanti dell’ampelografia italiana da almeno un paio di secoli, ossia da quando Giorgio Gallesio, uno dei più grandi botanici di tutti i tempi, l’ha inserita nella sua opera “Pomona Italiana”. Vino di tutti i giorni, contraltare nel bicchiere del Nebbiolo, il “vino dei re”, la Barbera è la protagonista assoluta del successo dei vini del Monferrato, che chiude il 2021 con 65 milioni di bottiglie prodotte ed un giro d’affari di 400 milioni di euro, come raccontano i dati del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato.

Il merito è di una galassia di 9 Doc e 4 Docg, su cui spiccano le 20 milioni di bottiglie di Barbera d’Asti ed i 5 milioni di bottiglie di Barbera d’Asti (+5,6%). Ma anche la crescita esponenziale di veri e propri gioielli dell’enologia del Monferrato, come il Nizza, che conta 70 aziende nell’Associazione Produttori del Nizza, guidata da Stefano Chiarlo ed una produzione che ha superato le 700.000 bottiglie (+13%), che, sullo scaffale, raggiungono un prezzo medio di 20 euro. C’è poi un vitigno che, dopo aver rischiato di sparire dalle mappe del Piemonte del vino, si è riscoperto di tendenza: il Ruchè di Castagnole Monferrato, per la prima volta sopra il milione di bottiglie.

A fare idealmente da trait d’union tra il Monferrato (i cui confini, secondo la storia popolare, sono quelli concessi dall’Imperatore Ottone I nel X secolo) oggi uno dei distretti più vivaci del vino italiano, e le Langhe, che, insieme al Roero, rappresentano il primo paesaggio del vino italiano riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, per l’eccezionale bellezza e la tradizione storica legata alla coltura della vite, è una chicca come l’Albugnano: prodotto in soli 4 Comuni del Monferrato, da uve Nebbiolo, in appena 60.000 bottiglie (+18%). E ancora, da segnalare, il +142% nel milione e mezzo di bottiglie raggiunto dal “Piemonte Rosato” e i 2,4 milioni di bottiglie del Piemonte Rosso (+42%).

Sono i numeri del vino del Monferrato, terra di Barbera ma non solo, legato a doppio filo alle vicine Langhe, con cui condivide una cultura del vino profondamente radicata nella comunità, ed una storia popolare comune, fatta di fatiche di generazioni, mani e braccia che hanno lavorato la terra, di tradizioni e di riti, di piccoli paesi e colline di vigneti con nomi d’altri tempi che li circondano, di casali e castelli, che si ritrovano in alcune tra le pagine più belle della letteratura italiana, da Cesare Pavese a Giuseppe Fenoglio, che raccontando questi luoghi ha narrato meglio di chiunque altro la Resistenza, il più importante momento di lotta popolare italiana.

Focus - Il 2021 del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato ... nelle parole del presidente Filippo Mobrici
“È stato ovviamente un anno difficile, come per tutti, ma i vari indicatori ci dicono che non solo abbiamo tenuto le posizioni alla grande, ma il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato cresce in termini numerici e, soprattutto, qualitativi: questo significa che non solo paga la professionalità, ma la capacità che i nostri produttori hanno avuto di investire sul territorio, facendosi loro stessi ambasciatori di queste meravigliose terre Unesco. Qui non si tratta di celebrare un vino piuttosto che un altro. Ognuna delle nostre Doc e Docg ha peculiarità che le rendono uniche. Dobbiamo insistere su questa strada, nel solco della tradizione e del cambiamento e di uno straordinario lavoro collettivo. Tanto è vero che sono sempre di più gli imprenditori anche non astigiani che investono sui nostri vigneti”.

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